
Il russista del mese:
Alessandro Scalise
Mi chiamo Alessandro Scalise, ho 24 anni e vivo a Genova. Ho iniziato a studiare russo per motivi personali, legati alla mia storia familiare tra Ucraina e Russia. Dopo un anno di studio online con un’insegnante madrelingua, ho deciso di partire per San Pietroburgo, dove ho frequentato un corso alla Higher School of Economics. Lì ho avuto modo di confrontarmi con ragazzi provenienti da tutto il mondo, scoprendo quanto una lingua possa essere un punto di incontro tra culture diverse
Oggi continuo a studiare russo con lo stesso approccio, spinto non solo dall’interesse linguistico, ma dal desiderio di comprendere meglio me stesso e le mie radici.
Grazie a Russisti Anonimi per la possibilità di condividere questo percorso.
Contatti di Alessandro:
Editoriale Russisti Anonimi
La storia del “Russista di Marzo” è il racconto di una scelta consapevole e matura; la dimostrazione vivente che non è mai troppo tardi per mettersi in gioco, nemmeno quando si decide di affrontare una lingua “complessa” ed “esigente” come il russo.
Alessandro ci porta dentro una geografia affettiva che attraversa confini oggi purtroppo quasi invalicabili, ma che per la sua famiglia sono sempre stati, semplicemente, casa. Leggere delle sue radici profonde, tese tra Chervonograd, Mosca e l’Italia, è stato per me estremamente toccante. Seppur io non condivida un legame di sangue con il mondo slavo, ho avvertito un’affinità immediata nel suo modo di vivere la lingua.
C’è un passaggio nel suo articolo che risuona perfettamente con ciò che ripeto sempre ai miei studenti: la magia del russo sta nella sua capacità di insegnarti a cambiare prospettiva, costringendoti a guardare il mondo sotto il prisma dei casi e degli aspetti verbali.
E poi, c’è San Pietroburgo. Alessandro descrive quell’equilibrio sospeso tra Russia ed Europa, un punto di contatto che anch’io ho sentito come “casa” dal primo istante in cui vi ho messo piede. Ma la vera “ciliegina sulla torta” è arrivata alla fine. Guardando la foto che Alessandro mi ha inviato per corredare il pezzo, sono rimasta senza fiato: ho una foto identica, scattata nello stesso identico posto. Controllo la data: 8 agosto 2025. Lo stesso giorno.
Non so voi, ma io alle coincidenze un po’ ci credo. Forse i nostri passi erano già destinati a incrociarsi in quella geografia affettiva che ci unisce tutti noi. E se la magia dei Russisti Anonimi fosse proprio questa: il potere di trasformare percorsi individuali in un unico grande incontro collettivo, dove nessuno si sente più straniero?
Scegliere una lingua, ritrovare se stessi
Ci sono lingue che si imparano a scuola. E poi ci sono lingue che si ereditano, anche quando nessuno te le consegna per davvero.
Mia madre è ucraina, cresciuta a Chervonograd, vicino a Leopoli. Ma le sue radici sono moscovite: mia nonna era nata a Mosca e nel dopoguerra si trasferì per ragioni lavorative in Ucraina. Oggi mio fratello con la sua famiglia vive ancora lì. A Mosca invece vivono i cugini.
La mia famiglia attraversa confini che oggi sembrano invalicabili, ma che per decenni sono stati semplicemente casa. Io sono nato e cresciuto in Italia, nel mezzo di questa geografia affettiva. Eppure, il russo, la lingua che avrebbe potuto accompagnare naturalmente la mia infanzia, non mi è mai stato insegnato. È rimasto sospeso.
Due anni fa ho deciso di studiare russo. All’inizio quasi in silenzio, per me stesso. Perun anno ho studiato online con un’insegnate madrelingua: lezioni regolari, esercizi, conversazioni, errori, progressi lenti ma costanti. Non era solo apprendimento linguistico, era un modo per avvicinarmi a una parte della mia storia che avevo sempre percepito come lontana.
Poi è arrivata la decisione di andare in Russia. Sono stato a San Pietroburgo per venti giorni. Li ho trascorsi seguendo un corso di russo intensivo alla Higher School of Economics. L’esperienza è stata straordinaria, non solo per la qualità del corso ma per le persone. Ho conosciuto ragazze e ragazzi provenienti da ogni parte del mondo. Ognuno con una motivazione diversa, una storia diversa, un modo diverso di guardare alla Russia.
Parlare russo in quel contesto significava confrontarsi continuamente con prospettive multiple. Le discussioni in classe andavano oltre la grammatica e diventavano scambi culturali, riflessioni su identità, storia, percezioni in quelle settimane ho capito che una lingua non è solo uno strumento: è uno spazio comune dove culture diverse possono incontrarsi.
Fuori dall’università, San Pietroburgo mi ha colpito per il suo equilibrio: profondamente russa, ma con una sensibilità europea evidente. Camminando lungo i canali avevo la sensazione di trovarmi in un punto di contatto tra l’Italia e la Russia. Nelle persone ho percepito una vicinanza culturale che non mi aspettavo: nella convivialità, nell’ironia, nella profondità delle conversazioni. Ho capito che le distanze tra i popoli spesso sono più narrative che reali.
Per la prima volta il russo non era solo esercizi online. Era una lingua che mi circondava. Non la capivo tutta, ma non mi sembrava più estranea.
Dopo San Pietroburgo ho trascorso cinque giorni a Mosca. Mosca è diversa: più intensa, più verticale, più diretta. Ma per me è stata soprattutto un incontro, la prima volta con i miei cugini russi. Seduto a tavola con loro, ascoltando il russo scorrere veloce, mi sono sentito vicino e distante allo stesso tempo. Non avevo ancora la padronanza per esprimermi come avrei voluto, ma condividevamo qualcosa di più profondo: una storia familiare comune.
La comunicazione è andata oltre le parole. Una stessa ironia, una stessa gestualità, un modo di stare insieme che mi risultava familiare. In quel momento ho capito che la cultura non è solo ciò che si studia: è qualcosa che si riconosce.
Dopo il viaggio ho continuato (e continuo) a studiare con la mia insegnante madrelingua. Il percorso non si è fermato in Russia, anzi è diventato più consapevole. La lingua russa non è semplice: i casi obbligano a cambiare prospettiva, gli aspetti verbali insegnano che le azioni hanno sfumature che altre lingue non esplicitano. È una lingua esigente, ma forse è proprio questo che mi attrae.
La mia storia attraversa Chervonograd e Mosca, Ucraina e Russia, Italia e mondo slavo. Non posso semplificarla in una sola appartenenza. Posso però scegliere di conoscerla.
Non sono cresciuto parlando russo. Lo sto scegliendo oggi.
«Я учу русский язык, чтобы лучше понять себя.»
E forse è questo il senso più profondo del mio percorso.
– Alessandro Scalise

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