Editoriale Russisti Anonimi

La storia di Domenico, il nostro “Russista di Aprile”, ci ricorda che l’incontro con la cultura russa raramente avviene per caso e, quasi mai, attraverso un’unica porta. È, piuttosto, un processo di coerenza e organicità interiore, dove passioni apparentemente distanti finiscono per convergere in un unico, personalissimo universo di riferimento.

Leggendo il suo racconto, colpisce come la lingua e la letteratura russa non siano state solo oggetti di studio, ma un vero e proprio sistema di supporto. Domenico, è la dimostrazione di come il legame con questo mondo possa nascere da un’eredità paterna, da un riff dei Pink Floyd o dalla riscoperta di Musorgskij attraverso il progressive rock.


C’è una bellezza profonda in questo modo di costruire la propria identità: unire le poesie di Majakovskij al blues, i tormenti di Dostoevskij allo sceneggiato televisivo, i parchi di Milano alle strade di San Pietroburgo. Domenico ci insegna che non esiste un modo “standard” per appassionarsi alla Russia.

Mi ha colpito molto il suo riferimento alla “malattia di Oblomov”: quella sorta di inerzia che lo ha tenuto lontano fisicamente dalla Russia per anni, mentre la sua mente era già immersa in quelle atmosfere. Vedere come, infine quel viaggio tanto desiderato, non solo sia diventato realtà, ma sia anche stato anticipato da uno studio della lingua per non essere un “turista qualunque”, è la dimostrazione che quel senso di oblomoviana inerzia può essere superato.


La cultura e la bellezza salveranno il Mondo

Quando tutto ebbe inizio:

Avevo 18 anni quando portai, durante gli esami di quinta superiore, la storia della Seconda guerra mondiale e della guerra fredda. Da musicista, ovviamente amante della musica, collegai il mio al lavoro, per motivi testuali ben evidenti, al capolavoro dei Pink Floyd “The Wall”. Passai molti pomeriggi a studiare gli avvenimenti tragici della metà del Novecento e, con un po’ di nostalgia, ricordo i bellissimi pomeriggi passati a studiare le grandi battaglie patriottiche dell’Unione Sovietica contro il Nazismo e il fascismo: dalla battaglia di Sebastopoli fino alla resistenza di Leningrado e Sebastopoli. Piu studiavo e leggevo e più mi rendevo conto dell’importanza dei miei studi perché scattò una scintilla che mi fece sempre di più appassionare alla letteratura russa e, per alcuni versi, mi salvò la vita. Mio padre ci avrebbe lasciato in poco tempo ma, durante gli ultimi discorsi, mi parlò della sua passione giovanile versi i grandi autori russi. Un fuoco prese vita dentro la mia anima e , nei momenti più tristi, iniziai a leggere Maksim Gor’kij, Dostoevskij e Tolstoij. Non scorderò mai quegli attimi, anche se tristi, perché, assieme alla grandissima musica rock e alla mia bella chitarra, mi permisero di sviluppare la mia personalità e il mio modo di sviluppare riflessioni sulla realtà e sul Mondo.

Mussorgskij, Dostoevskij e il progressivo rock …e la cultura politica.

Mi appassionai, oltre ai grandi classici, anche agli scritti di Karl Marx e di Lenin. Iniziai un mio percorso personale di grande creatività. Iniziai a cercare musicisti per un progetto che avrebbe unito il rock psichedelico/blues fino alle poesie di Majakovskij ma non riuscì a portare avanti il progetto. Dopo il periodo “Heavy Metal” mi appassionai al rock progressivo. Quando ascoltai Pictures at an Exhibition degli Emerson, Lake & Palmer la mia mente e il mio cuore iniziarono a riempirsi di inaspettate emozioni. Non avevo mai sentito una musica così bella, raffinata, sperimentale e pregna di linfa vitale. Quando scopri l’opera musicale era tratta dalla maestosa opera di Modest Mussorgskij pensai subito a mio padre. Forse fu un segno del destino…anche il fatto che trovai, tra dei mucchi di libri, delle opere di Gončarov e Turgenev. Ovviamente consumai anche quelle gemme letterarie. 

Crescita personale: l’amore verso la bellezza, la cultura e le lunghe riflessioni:

Più il tempo passava e più l’interesse verso la cultura russa aumentava. Le lunghe giornate, passate ad ascoltare i maestri della musica classica, accrebbero il mio modo di suonare la chitarra e, allo stesso tempo, mi portarono sempre più a pormi delle riflessioni che riguardavano la vita in generale: l’amore, la fragilità della vita, l’ipocrisia dell’essere umano, la violenza di un sistema senza valori etc etc.

Rimaso folgorato dal romanzo “l’Idiota”. Riuscì a riconoscermi sia nel Principe Myškin che di Rogožin, Due opposti che, in qualche maniera, possiedono dei punti in comune. Quella magnifica opera mi portò alla riflessione su quello che stavo vivendo nella società odierna. Quelle grandi contraddizioni che ti portano a pensare che, come esseri umani, abbiamo perso la strada. L’ingenuità del principe mi portò ad essere solidare col personaggio, così come le tante fragilità che si possono notare in ciascuno di noi, ed iniziai ad innamorarmi dei fratelli Karamazov. In fase successiva, da grande amante del vecchio cinema, che di queste due opere vennero fatti, negli anni 60, degli stupendi sceneggiati.

Il legame tra la storia della Russa, dell’Unione Sovietica con l’Italia è qualcosa di grande. Molti scrittori russi hanno soggiornato nel nostro paese coì come tanti artisti italiani andarono in Russia. Il potere della storia che, in qualsiasi fase, ha la funzione di illuminare le menti di chi si è perduto o che, soprattutto in questa epoca, sente si essersi smarrito. Quando manca la conoscenza, lo studio e la comprensione che la bellezza è fondamentale per la nostra anima. E qualcosa di vitale…più leggevo e le poesie di Alexander Blok e più nascevano sentimenti di serenità. Indelebili sono i ricordi di quando, nei momenti di riposo, andavo a passeggiare nei parchi di Milano e, sotto gli alberi, leggere un bel romanzo e poi ascoltare della buona musica italiana…e russa (come i KINO e gli ARIA). 

Nuove amicizie e viaggi in Russia:

Oggi ho 39 anni, quasi quaranta. Ho potuto vedere Pietroburgo e Mosca soltanto negli ultimi due anni. La stramberia consiste che avrei potuto andare in Russia anche prima ma, sia per la mancanza di una compagnia di viaggio che ne dare priorità ad altro. Non ero mai riuscito ad andare. Forse ho sofferto della stessa malattia del personaggio Oblomov e, nonostante il mio cuore, m’invitasse a fare questo passo, ho dato la priorità ad altre città e situazioni. Dei compagni di diedero il contatto di una guida turistica russa e, assieme a un mio caro amico, che prende un nome russo (Ivan), decidemmo d’affrontare questo viaggio. Iniziai, per conto mio, a studiare il russo perché non volevo avere l’immagine del solito turista occidentale che si esprimeva in inglese. Venendo da una famiglia d’insegnanti, per via paterna, non è mai stato un problema studiare o leggere. Anzi. Negli anni ho avuto il grande piacere di avere molti amici russi che, in alcuni casi, mi hanno aiutato con la loro lingua. Ho condiviso molti momenti belli con questi nuovi amici e, da anni, mi ritrovo a festeggiare il 9 maggio con loro. Sono momenti magici…Il primo viaggio in Russia è stato bellissimo e, pur essendo stato in compagnia di altre persone, ho potuto, oltre che a vedere posti incantevoli, sperimentare la bella accoglienza del popolo russo verso gli italiani. 

I ricordi della Piazza Rossa, dell’Hermitage, di Petergof, della Casa Gor’kij e del bellissimo parco saranno impressi fino all’eternità. I momenti più belli sono stati nei momenti di socialità con il popolo; infatti, ho fatto parecchie conoscenze (sia a Pietroburgo che a Mosca). Io e il mio amico Ivan non scorderemo mai le belle serate in alcuni locali rock di Pietroburgo e anche delle piccole sbronze con compagnie di ragazzi e ragazze moscovite. Abbiamo sperimentato bei momenti di socialità, di fratellanza cultura e di grande rispetto. 

L’anno scorso (2025) sono ritornato in Russia. con una nota compagnia di viaggio che si occupa delle trasferte in Russia da parte dei turisti italiani, ma sono partito da solo e con un pacchetto light (solo viaggio e alloggio). Nonostante non potessi collegarmi alla rete internet. me la sono cavata grazie, oltre che alle mappe della città che mi erano state date in albergo, a quel poco di lingua russa che conosco. Purtroppo, non avevo internet per via dei blocchi ma non è importante perché la vita non va vissuta davanti a un piccolo schermo. 

Ho conosciuto altre bellissime persone e non scorderò mai quando, all’Izmailovskij Market di Mosca, una coppia di signori moscoviti, che avevano capito che fossi italiano, mi invitarono a bere qualcosa con loro. Mi regalarono un berretto dell’Unione Sovietica e io gli regalai il mio cappellino con la stessa rossa. 

Due popoli, due anime diverse ma simili che hanno bisogno della loro comune fratellanza.

Domenico Lotito

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