Editoriale Russisti Anonimi

Ci sono storie che non si limitano a essere lette; si sentono, come un battito accelerato o un brivido improvviso. Quella di G., il nostro Russista di Maggio, è una di queste. Vi confesso che mi sono commossa profondamente leggendo le sue parole: è un racconto a cuore aperto, dove l’autore si mette a nudo con una vulnerabilità disarmante, senza nascondere le cicatrici lasciate dai momenti più duri.

G. ci porta con sé in un viaggio che dura venticinque anni, attraverso una Russia che cambia pelle: dai turbolenti anni Novanta alla Mosca scintillante del duemila, fino al gelo degli ultimi, difficilissimi anni segnati da conflitti e sanzioni. Il racconto di G. ci ricorda, con un realismo filosofico, come i grandi conflitti della storia intacchino inevitabilmente la vita delle persone comuni.

Tra un aneddoto divertente su un taxi preso per sbaglio e la “faccia da culo” necessaria per conquistare il mondo, G. ci regala i consigli preziosi di chi ha percorso qualche chilometro in più di noi nella propria traiettoria esistenziale. Ci insegna che l’attesa non è mai vuota, che i “no” sono solo trampolini e che vivere una lingua significa, prima di tutto, abitare la sua cultura.

Voglio ringraziare G. per la fiducia immensa nel condividere con noi anche le pagine più dolorose della sua storia. E voglio ringraziare tutti voi: mi sento ogni giorno più privilegiata nel poter accogliere, attraverso i vostri racconti, piccoli pezzi delle vostre vite.


La storia di G: dalle freccette sulla mappa alla medaglia di Mosca

Gli inizi ed il primo viaggio di un infinità di viaggi

La domanda che mi fanno sempre è: “Ma come ci sei finito in Russia?” La risposta è semplice. Ai tempi del liceo, nella mia camera in convitto (ho studiato lontano da casa dai 14 ai 19 anni, ma quella è un’altra storia), avevo una mappa del mondo appesa al muro. Ci giocavo a freccette per decidere dove passare i weekend. Consiglio da “anziano”: viaggiate, viaggiate, viaggiate più che potete! per il momento sono a quota 99 paesi” ma come si dice in russia: еще не вечер1!

Dopo anni di freccette che centravano la Russia (impossibile non capitare su quel coso immenso), presi la decisione: vado a Mosca per un weekend. avevo appena finito il primo anno di università era l’inizio di luglio del 2001.

La Russia era appena uscita dai famosi “девяностые” un periodo di grandi contraddizioni, ma anche di enormi trasformazioni. Putin era da poco diventato presidente per la prima volta. C’erano i conflitti in Cecenia, gli attentati terroristici come quello nella metro Белорусская (/Belorusskaja/) pochi mesi prima del mio arrivo, i казино (/kazino/) ovunque, insegne pubblicitarie e banner che tappezzavano la città.

Eppure, rimasi folgorato. Quella città era immensa, diversissima dalla mia Milano o dalla mia amata Londra. Scelsi come primo hotel la Гостиница Россия (Hotel Russia) un gigante di cemento vicino al Cremlino, dove ora c’è il parco Зарядье (/Zarjad’e/). Non dimenticherò mai il mio primo паспортный контроль: quei tipi in divisa con lo sguardo duro che esaminavano il mio passaporto, già pieno di visti e timbri per un ragazzo di 20 anni, come se fosse un documento contraffatto.

Hotel “Russia”, 2004

Poi la prima passeggiata nella quale attraverso la Тверская (/Tverskaja/) da una parte all’altra senza cercare un sottopassaggio (ne ignoravo completamente l’esistenza) ed un милиционер2 che sbraita qualcosa di incomprensibile (ora invece lo immagino benissimo). La prima sera, con il tramonto verso mezzanotte. Sapendo dire solo да, нет, спасибо3, cerco di prendere un taxi, (che al tempo venivano fermati tendendo il braccio verso la strada, aspettando che qualcuno si fermasse (non necessariamente un tassista) per poi contrattare il prezzo della corsa in base alla destinazione. Si ferma una macchina qualsiasi, contrattiamo il prezzo, chiedo di andare in un club. Il tassista (chiamiamolo così) mi porta al “Night Flight” sulla Тверская, all’epoca famoso ritrovo di squillo e loschi figuri. io volevo solo andare in discoteca! Non male come primo giorno a Mosca, no?

Banale dirlo, ma dopo quella volta i viaggi si sono susseguiti senza sosta. Dal 2001 a oggi credo di aver cambiato almeno dieci passaporti. C’erano periodi in cui andavo in Russia anche tre o quattro volte al mese. Praticamente ogni weekend. E in quei viaggi mi si è aperto un mondo: dalla metropolitana come un museo alla dacia con туалет на улице4. A proposito di metropolitana, quando ci andai per la prima volta, rimasi ovviamente scioccato dalla bellezza e dalla pulizia delle stazioni, ma non solo: non c’erano neanche graffiti o finestrini graffiati. Stupito chiesi ingenuamente alla persona che mi accompagnava: “Ma qui non avete i graffitari?” E la risposta mi scioccò ancor di piu: “Si, certo che li abbiamo, ma la metro è un bene di tutti, perchè rovinarla?” Questa risposta provocò un взрыв мозга5 e la consapevolezza che qualcosa in me stesse cambiando.

La Russia è così. Grandi contrasti. “Full speed or nothing” – citazione dai Metallica. A Mosca corri come un matto, e nel weekend sei на даче6 immerso nel silenzio e nella natura a собирать грибы e жарить шашлыки7 con gli amici o la famiglia. La costante? Le persone. Quando ti considerano un amico, sono pronti a darti il loro letto per dormire e ad arrivare alle tre del mattino solo per starti vicino e sostenerti in una situazione difficile. Una sensazione che raramente ho provato altrove. Secondo me, è questa la vera forza della Russia. Una cosa è certa: se ti entra nel cuore, preparati a vivere e morire dalla quantità di emozioni che provi. Come canta Земфира: “Любовь, как случайная смерть8. Ti si apre un mondo a cui è impossibile rinunciare.

La scelta del russo come lingua 

All’università (Statale di Milano) potevamo scegliere un corso opzionale. Feci una rapida analisi del mercato globale e puntai sulla Russia. Il Sud America era in crisi, l’Europa stagnante, la Cina non ancora aperta (e culturalmente troppo distante). Il russo non era previsto dal mio corso di laurea in Economia, ma dopo un pippone di due ore al rettore su quanto fosse anticostituzionale limitare la mia sete di conoscenza a una lista di materie decisa da loro con la tecnica del выбор не выбор 9ottenni un permesso speciale.

Iniziai così a frequentare i corsi di slavistica. Devo moltissimo a professori madrelingua come la dottoressa Нина Чековская e a italiani di altissimo livello come il professor Gian Piero Piretto. Un uomo con una conoscenza profonda dell’animo russo, che mi ha trasmesso l’amore e la curiosità di scavare sempre più a fondo in questa cultura incredibile.

Il russo non è stata la prima lingua che ho studiato, ma insieme all’inglese è quella che uso di più, sia nel lavoro che nella vita privata. Il mio approccio, che consiglio a tutti, è studiare la lingua attraverso la cultura. Solo così capisci le sfumature, i modi di dire, il modo di ragionare di un popolo. Quando ero a Milano, vivevo come se fossi in Russia: ascoltavo radio russe via internet, canzoni, guardavo e riguardavo i film classici sovietici e quelli moderni, i cartoni animati russi (che non vanno sottovalutati: i bambini crescono con un certo mindset, e quello plasma il modo di pensare). Con gli anni, è successo qualcosa di strano: è come se fossi cresciuto lì.

L’obiettivo è sempre uno: quando parli in una lingua, devi pensare in quella lingua. E il ход мыслей9 è dato dall’ambiente culturale.

Un aneddoto: giornata tipo di esami. Alle 11, esame di Economia (o qualcosa del genere). Subito dopo, russo. Entro nell’aula di Economia, mi fanno una domanda e comincio a esporre. Parlo per mezz’ora filata, disegno schemi e diagrammi. Il professore annuisce soddisfatto. Alla fine mi fa: “Benissimo, si vede che ha studiato. Ma ora mi fa la cortesia di ripetere il tutto in italiano?” Ero talmente concentrato per l’esame di russo che avevo fatto tutta la tirata in russo senza accorgermene. Ecco cosa succede quando vivi in full immersion. Per un periodo, parlavo inglese con l’accento russo. Roba da matti.

(Giusto per dovere di cronaca: dopo la laurea in Economia e la specializzazione in Marketing, ho fatto un MBA a Londra e il dottorato di ricerca a Mosca, il tutto mentre lavoravo). 

La Russia: una terra piena di opportunità – Кто не рискует, тот не пьет шампанского!10

Bisogna essere audaci. Avere la cosiddetta “faccia da culo”. Ma non fraintendermi: l’audacia da sola non basta se non hai una solida base. L’università non ti prepara al mondo del lavoro, ok, ma ti dà metodo, analisi e problem solving. E quelli servono eccome.

In Russia i ragazzi si affacciano all’università molto prima dei coetanei italiani, e a poco più di vent’anni hanno già la specialistica e si buttano nel lavoro. La mentalità è diversa: non c’è quell’attaccamento morboso al “posto fisso”, perché il lavoro si trova. È un paese che ti dà la possibilità di dimostrare chi sei. Se hai voglia di fare, trovi sempre una chance. Il sogno americano io l’ho trovato in Russia.

Ancora studente, trovai uno stage in una ditta italiana con sede a Mosca. Con la mia splendida faccia da culo, riuscii pure a farmi pagare 1000 euro al mese! dopo lo stage riuscii a farmi assumere per quasi un anno, il che mi permise di iniziare ad ampliare il mio giro di conoscenze frequentando persone e facendomi nuove amicizie. Capii subito una cosa fondamentale: in Russia le relazioni sociali sono tutto. Conoscere qualcuno che conosce qualcun altro è come conoscerlo tu stesso. e questo, fa un’enorme differenza.

Tornai in Italia per finire gli esami e trovai subito lavoro in una società di moda, proponendomi come country manager. Riuscii a convincerli e mi presero. Non avevo ancora la laurea. Sviluppai l’ufficio di Mosca da zero, entrai in giri prestigiosi. Ma ragionai al contrario: la moda italiana in Russia era già dominata da colossi come Bosco di Cigliegi, Mercury e Crocus. Perché non portare la moda russa nel mondo? Iniziai a  proporre stilisti emergenti russi (che poi sono diventati nomi grossi) per le fashion week internazionali. In Russia la voce gira in fretta, e il mio круг общения12 si allargò ancora più velocemente.

Ma la moda non era il mio mondo. Finii l’università, feci il master a Londra e iniziai a lavorare per una società d’investimenti come marketing director. A 25 anni mi ritrovai a dirigere un dipartimento di venti persone e a gestire budget da milioni di euro. Convinsi l’azienda a finanziare un nuovo ramo: investimenti nel motorsport, la mia passione. Ottenni budget stellari da Lukoil, poi attirai VTB, Sberbank, Gazprom, Rosneft. Creai un sistema di sponsorizzazioni che arrivò fino alla Formula 1. Seguivo le carriere di giovani piloti, uno dei quali arrivò in Red Bull. Ma quella è un’altra storia. 

Poi arrivò il 2008, la prima grossa crisi economica internazionale, quantomeno la mia prima. La società smise di pagarmi lo stipendio. Dopo quattro mesi di attesa, mi licenziai. Tornai in Italia su grande consiglio della mia futura ex moglie.

E lì cominciò l’inferno. Per un anno e mezzo non trovai lavoro. Mille colloqui, mille risposte negative. Il problema? A 28 anni, con una carriera solida e anni di esperienza in ruoli di rilievo, in Italia pensavano che mi fossi inventato tutto.

Aneddoto numero due: vado a fare un colloquio per una grossa società. La mattina parlo con l’HR, che subito mi passa al suo capo. Quello, dopo poco, mi manda dal direttore marketing. Un uomo distinto, tra 55 e 58 anni. Mi fa la domanda classica: “Lei dove si vede tra cinque anni?” Rispondo fulmineo: “Tra cinque anni non ne ho idea, non ho la sfera di cristallo. Ma tra due, sicuramente al suo posto.”

Silenzio di venti secondi. Lui sbianca. Il panico negli occhi e sudori freddi. Poi Aggiungo: “Perché se lei si reputa un buon manager, tra due anni o fa un salto di carriera in questa azienda, o cambia e va in un’altra che la valorizza di più. conseguentemente il suo posto, in ogni caso, sarà libero, e diventerà mio.”

Beh, inutile dire che non mi hanno assunto. La faccia da culo, questa volta, non ha funzionato.

Ma come dicono in Russia: Всё, что не делается, к лучшему12. Ed è vero. Consiglio da дедушка13: quando vi dicono di no, non ci rimanete male. Per ogni no, ci sono altre aziende e persone pronte a dirvi di sì. Non demordete. Io ho ricevuto milioni di no, e ogni volta ne sono uscito più forte.

Per sopravvivere, in quell’anno e mezzo, lavorai di notte in una catena di hotel internazionale. Di giorno organizzavo la mia futura azienda, facevo telefonate, appuntamenti. Di notte, nei momenti morti, studiavo e creavo strategie commerciali, sperando di non incontrare in hotel nessuno di quelli che frequentavo di giorno. Alla fine, arrivò un’offerta come direttore dello sviluppo commerciale per l’Europa in una società pubblicitaria. Si ricominciava a viaggiare: Europa, Mosca, Kiev. Contemporaneamente, per la ma futura società, sviluppai un sistema di accesso al credito per aziende russe. Lo testai. Funzionava.

Dopo un anno lasciai quel lavoro per dedicarmi anima e corpo alla mia idea. Nel 2013 mi ritrasferii a Mosca.

La mia azienda cominciò a crescere. Tutto funzionava, l’entusiasmo alle stelle, nonostante una situazione familiare complicatissima: tornavo ogni weekend a Milano, prendevo la macchina e andavo a Ventimiglia solo per vedere mio figlio a pranzo il sabato e poi tornavo indietro a Mosca la sera o la domenica mattina. Ma anche questa è davvero un’altra storia.

Dal 2014, dopo il Крым наш!14, per una serie di ragioni che non sto a spiegare, la mia azienda fece il salto di qualità. Mi ritrovai a finanziare le attività creditizie in Europa di due importantissime banche russe. Lavorai senza sosta per anni. Poco dopo il Covid, ricevetti da Собянин15 una medaglia “За особый вклад в развитие города Москвы” – “Per il contributo speciale allo sviluppo della città di Mosca”.

Poi, come sappiamo, è iniziata la СВО16. Senza entrare nel merito – non è né il luogo né il momento – il 9 marzo 2022 le mie società sono finite sotto sanzione da Europa e Stati Uniti. Tutti i conti correnti congelati. All’epoca avevo otto uffici in altrettanti paesi e duecento dipendenti.

Il panico totale. Ho dato ai miei dipendenti tutti i risparmi che avevo per pagare più stipendi possibili e non perdere quello che avevo costruito in anni di duro lavoro. Da imprenditore e da uomo non potevo mettere sulla strada da un giorno all’altro 200 famiglie. I fondi, però, sono bastati solo per un anno e piano piano ho chiesto a tutti di iniziare a trovare nuovi impieghi. Al mio fianco è rimasta solo la mia migliore amica, il mio braccio destro insostituibile, “Z”. anche senza stipendio. Mi ha sostenuto e mi ha tenuto sano di mente. Le devo tutto! .

Gli ultimi tre anni li ho passati a ricostruire quello che mi è stato tolto.

Potrei scrivere ancora per ore. Ma se sei arrivato a leggere fin qui, ti meriti una conclusione.

Amo leggere e scrivere. Spesso scrivo poesie e pensieri in russo perchè reputo la lingua russa molto ricca e piena di sfumature proprio come l’italiano…ma se scrivessi in italiano probabilmente non potrei descrivere emozioni che indissolubilmente, sono legate alla russia ed al suo spirito, motivo per il quale userò due citazioni di autori russi per descrivere l’animo russo – e forse, senza volerlo, anche la mia storia:

“Русская душа — как чернозём: что ни брось — всё взойдёт. Но поливать её надо слезами.” 18

— Василий Макарович Шукшин

e

“Терпение — это красота русской души. Она умеет ждать, она умеет надеяться, она умеет верить даже тогда, когда верить уже не во что.” 19

— Александр Исаевич Солженицын

Credo che questo riassuma bene tutto. La mia storia, l’animo russo, e il motivo per cui, dopo tutto, non smetterei e non smetterò mai di amare questo paese.

G.

  1. “Non è ancora sera!” ↩︎
  2. /Milicioner/, poliziotto ↩︎
  3. /da/ – sì, /njet/ – no, /spasibo/ – grazie ↩︎
  4. “Bagno all’aperto” ↩︎
  5. Letteralmente un “esplosione del cervello” ↩︎
  6. “In dacia” ↩︎
  7. “Raccogliere funghi” e “Grigliare spiedini” ↩︎
  8. Frase tratta da una canzone di Zemfira: “L’amore è come una morte accidentale.” ↩︎
  9. “Scelta-non-scelta” ↩︎
  10. “Il filo dei pensieri”, il modo di ragionare ↩︎
  11. “Chi non rischia, non beve champagne!” – senza il coraggio di osare, non si ottengono né il successo né i premi della vita. ↩︎
  12. “Cerchia di conoscenze” ↩︎
  13. “Tutto ciò che accade, accade per il meglio.” ↩︎
  14. “Nonno” ↩︎
  15. “La Crimea è nostra!” ↩︎
  16. Sergej Semënovič Sobjanin, Sindaco di Mosca ↩︎
  17. L’acronimo СВО (SVO) sta per Специальная военная операция (Special’naja voennaja operacija), che in italiano si traduce come “Operazione militare speciale. Termine ufficiale utilizzato dal governo e dai media della Federazione Russa per riferirsi all’intervento militare iniziato in Ucraina il 24 febbraio 2022. ↩︎
  18. “L’anima russa è come la terra nera: qualunque cosa vi si getti, tutto germoglia. Ma bisogna innaffiarla con le lacrime.” – Vasilij Makarovič Šukšin ↩︎
  19. “La pazienza è la bellezza dell’anima russa. Essa sa aspettare, sa sperare, sa credere anche quando non c’è più nulla in cui credere.” – Aleksandr Isaevic Solzenitsyn ↩︎

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